La vetta sbagliata: quando il successo non ti somiglia più
Ti è mai successo di raggiungere esattamente l’obiettivo che ti eri prefissato cinque anni fa, guardarti intorno e provare un senso di vuoto quasi fisico?
Magari hai ottenuto quella promozione, lo stipendio che desideravi e il team da coordinare, eppure la domenica sera l’oppressione torna a farsi sentire. Lo so cosa stai pensando: “Dovrei essere felice, ho tutto quello che cercavo, forse sono io il problema”. Eh già, non è facile ammettere che la vetta che hai scalato con tanta fatica non è quella giusta per chi sei diventato oggi. Questo disallineamento tra i risultati ottenuti e l’identità professionale è uno dei momenti più critici e meno discussi della fase mid-career.
Parliamoci chiaramente: la carriera lineare, quel susseguirsi prevedibile di traguardi prefissati, sta scomparendo a favore di modelli molto più complessi. Spesso ci convinciamo che la felicità lavorativa coincida con l’ascesa gerarchica, ma la realtà è che lavorare ha a che fare profondamente con il desiderio di essere allineati con ciò che si sta facendo. Se non sei felice di quello che fai, forse non ne vale la pena, anche se il tuo biglietto da visita dice il contrario. Rimanere incastrati in un percorso che non ti rispecchia solo per inerzia o per paura del giudizio esterno è la via più veloce verso il burnout.
La trappola della coerenza a tutti i costi Ti starai chiedendo: “Se cambio rotta adesso, non butto via tutto quello che ho costruito?”. È qui che la narrazione di te stesso deve cambiare. Avere un percorso “fuori dal comune” non è un fallimento e non significa essere disorientati. Al contrario, questi cambiamenti permettono di sviluppare abilità che sono veri e propri superpoteri nel mercato attuale, come l’adattabilità che ti permette di cavartela ovunque. Il successo non è una vetta da scalare una volta per tutte, ma un viaggio da costruire passo dopo passo, a volte anche sbagliando strada, ma sempre andando avanti.
Accettare che la tua identità professionale stia evolvendo è il primo passo per non affogare. Non serve sapere esattamente dove sarai tra dieci anni; basta capire chi sei oggi e cosa ti appassiona davvero. La carriera perfetta non è quella che sta bene in un post su LinkedIn, ma quella che ti somiglia.
Qualche consiglio pratico per riallineare la bussola:
- Trova il “filo rosso”: Non guardare le tue esperienze come pezzi scollegati. Cerca quella passione, quel valore o quella skill che le lega tutte. Usare questo filo conduttore ti aiuterà a dare coerenza al tuo racconto professionale senza dover giustificare ogni cambio di rotta.
- Investi nella formazione mirata: Se senti di voler cambiare, non limitarti a sognare. Esistono migliaia di workshop, corsi e attività di mentoring che possono darti gli strumenti per fare lo switch in modo strategico e non impulsivo.
- Mappa i tuoi “superpoteri”: Elenca le competenze trasversali (comunicazione, empatia, problem solving) che hai acquisito nei ruoli precedenti. Queste sono le tue vere armi, quelle che non scadono mai e che ti rendono appetibile anche in settori completamente diversi.
Se senti che la tua attuale posizione è diventata una prigione dorata e non sai come tradurre il tuo desiderio di cambiamento in un piano d’azione concreto, forse è il momento di un confronto spietato. Prenota una call gratuita di coaching: un percorso strutturato può aiutarti a capire se è il momento di dare una svolta totale o se basta un riposizionamento strategico per tornare a respirare.