Smettere di essere “quello bravo a fare le cose” per non finire fuori gioco

Ti ricordi quando, dieci o quindici anni fa, essere quello che "ne sapeva più di tutti" tecnicamente era la tua assicurazione sulla vita professionale?

Bastava padroneggiare quel software specifico, conoscere a menadito quel processo produttivo o essere il mago indiscusso di Excel per sentirti intoccabile. Lo so cosa stai pensando ora: che quel tempo è finito e che la tua cassetta degli attrezzi sta iniziando a sembrare un pezzo da museo, nonostante tu continui ad aggiornarla con una fatica che non avevi previsto. Ed è esattamente così. Eh già, non è facile accettare che ciò che ti ha reso grande finora sia proprio quello che oggi rischia di farti restare al palo.

A 40 anni, con quindici anni di esperienza sulle spalle, il rischio non è che tu non sappia più lavorare. Il rischio è che tu stia continuando a vendere “manovalanza di lusso” in un mercato che sta automatizzando tutto ciò che è ripetibile, prevedibile e codificabile. Se passi ancora l’ottanta per cento della tua giornata a risolvere problemi tecnici che un’intelligenza artificiale o un junior con un decimo del tuo stipendio possono gestire premendo un tasto, stai correndo velocemente verso un vicolo cieco. In un mondo dove le intelligenze artificiali scriveranno report e analizzeranno dati al posto tuo, solo gli esseri umani sapranno dare un senso strategico e identitario a ciò che viene prodotto.

Parliamoci chiaramente: rifugiarsi nel “fare” è rassicurante. Quando apri un foglio di calcolo o gestisci un task operativo, senti di avere il controllo. È una zona di comfort che ti dà l’illusione della produttività. Ma per un professionista senior, questa è una bugia che ti racconti per non affrontare l’ambiguità del tuo nuovo ruolo. Le aziende oggi non ti pagano più per la velocità di esecuzione; quella la comprano con i software. Ti pagano per la capacità di gestire l’ambiguità e per il pensiero critico. Il mercato del lavoro è sempre più dinamico ed esigente, e allo stesso tempo sta crescendo la domanda di competenze umane reali.

Il vero scarto tra ciò che viene richiesto e ciò che viene raccontato è questo: le aziende cercano “leader facilitatori”, ma spesso i senior restano incastrati nel ruolo di “super-esecutori”. Questo crea una frizione costante. Ti starai chiedendo: “E quindi? Devo smettere di essere un esperto?”. No. Devi però accettare che la tua seniority non deve più essere legata alla risoluzione del problema tecnico, ma alla sua orchestrazione. Se l’AI ci inonda di dati, il nostro compito non è solo leggerli, ma capire cosa significano davvero per prendere decisioni umane.

Le competenze tecniche cambiano oggi più velocemente di un aggiornamento iOS. Se basi la tua identità professionale su uno strumento specifico, la tua data di scadenza è vicina. La vera soft skill non è più solo “saper fare una cosa”, ma la capacità di “imparare a fare la cosa nuova” con rapidità. Questo richiede un’umiltà cognitiva che a 40 anni è faticosa. Significa accettare che la tua esperienza non è una serie di risposte pronte, ma una capacità di fare le domande giuste quando tutto intorno a te cambia ogni tre mesi. In un ufficio moderno, la tua capacità di reggere la pressione e l’ambiguità senza scaricarla sul team è ciò che ti rende indispensabile. Eh già, non è facile mantenere la calma quando senti di non avere più tutte le risposte sotto mano. Ma la realtà del lavoro oggi è questa: la fine della certezza tecnica e l’inizio della responsabilità del senso strategico.

Practical Tips per non restare al palo: Prendi l’agenda della scorsa settimana. Segna in rosso ogni attività che un software o un collaboratore meno esperto avrebbe potuto fare. Se il rosso copre più del 50%, non stai agendo da senior, ma da esecutore troppo costoso.

  • Reverse Mentoring: Chiedi a un collega di 25 anni come risolverebbe lui quel problema tecnico. Non è un segno di debolezza; usa la sua velocità digitale per potenziare la tua visione d’insieme.
  • Focus sul “Perché”: Per ogni task che gestisci, fermati e chiediti: “Qual è l’impatto economico o strategico di questa azione?”. Se non lo trovi, stai solo riempiendo il tempo per paura di pensare.

Se senti che il terreno sotto i tuoi piedi si sta spostando e vuoi capire come ricalibrare la tua bussola in questo caos digitale, forse è il momento di un confronto diretto. Parla con un Buddy per confrontare la tua esperienza con chi sta già navigando questi cambiamenti e capire come trasformare la tua esperienza in una leva invece che in un’ancora.